Residenza dei Monaci Francescani nei secoli XVIII e XIX, il casale è sempre stato centro nevralgico di questa zona agricola, definita ‘Fontana dei Monaci’ o ‘Mulinieddu’. Agrumeti, frutteti e la spremitura delle olive erano le attività principali, anche quando, con la legge Siccardi, la struttura passò dal clero alla borghesia, ancor prima dell’Unità d’Italia.

   I Gangitano la affidarono a famiglie di contadini e ‘rubattieri’. L'attività del casale procedette laboriosa negli anni, anche quando, durante il secondo grande conflitto mondiale, la gente del luogo cercava riparo dai bombardamenti nel baglio interno e nelle vicine grotte.

   In tempi più recenti, col nome di Contrada Cannarozzo, la vocazione agricola del luogo prese nuovo impulso con i vigneti della famiglia Ferro, che ha oggi deciso di ripristinare fedelmente la struttura antica, rispettandone lo spirito e le forme.